Ayurveda Roma
"Ayurveda" è un termine sanscrito formato da ayus (vita), e veda (scienza o conoscenza). Quindi l'Ayurveda è la scienza che ci aiuta a conoscere la Vita e, nel contempo, è anche un sistema medico in grado di diagnosticare e curare gli stati disarmonici degli esseri viventi. Un antico testo definisce l'Ayurveda con queste parole: La disciplina grazie alla quale è possibile distinguere i modi di vita sani e felici da quelli malsani e infelici, grazie alla quale è possibile sapere cosa giova e cosa nuoce alla salute e alla felicità, e conoscere la vera natura della vita. Essa, pertanto, presiede non soltanto al perfetto funzionamento dei nostri sistemi ed organi, della nostra psiche e del nostro spirito, ma anche al rapporto di felice convivenza con tutte le creature. Potete vedere qui sotto i medici e i centri di medicina alternativa in Roma.
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Ogni disciplina, scientifica o metafisica, ha come base una interpretazione filosofico-matematica della natura e delle sue regole che la caratterizza e la distingue. Così è anche per la medicina indiana più tipica: l'Ayurveda.
I "pilastri" di questo edificio sono costituiti da elementi di una antica visione filosofica, dualistica, denominata Samkya, anteriore all'avvento del Buddha ma anch'essa atea. Per tradizione si attribuisce a Kapila l'onere di aver redatto il testo anche se, come afferma Radhakrishnan nel suo trattato "La filosofia Indiana", nessuna scuola filosofica ha origine in tutta la sua pienezza dalla mente di un solo uomo. Troviamo, infatti, tracce di questo "punto di vista" già nel Rg Veda e nelle Upanisad o perlomeno riferimento a termini che saranno poi adottati dallo stesso Kapila.
Come forse non tutti sanno, il Samkhya è uno dei "Sat Darshana" o sei punti di vista Brahmanici ortodossi, i quali nel corso della storia del pensiero filosofico indiano ebbero il compito di enunciare alcune speculazioni riguardanti la natura dell'universo in generale. Essi sono ancora oggi considerati sistemi autorevoli del pensiero indù in quanto pur essendo diversi hanno in comune le radici negli antichi testi sacri denominati Veda.
Personalmente ritengo che per comprendere i fondamenti teorici dell'Ayurveda e dello Yoga si debba passare attraverso un esame del Samkhya.
Bisogna premettere che i filosofi e gli scienziati che hanno voluto indagare alla ricerca dei principi della "Manifestazione", per ovvia costituzione limitata umana, hanno nelle loro enunciazioni costretto l'infinito molteplice in regole finite tentando così di trovare elementi fondamentali ed inscindibili costituenti il presupposto su cui poggiare con sicurezza le loro interpretazioni.
Così è anche per il Samkhya dove con ventiquattro elementi base (Tattva o principi della realtà) si procede a costituire una piramide interpretativa, tuttavia priva di vertice o "causa prima" trascendente.
Nella mia esposizione ritengo interessante iniziare l'analisi partendo dalla sommità di questo schema. Gli antichi saggi relatori di questa dottrina, decretarono che due componenti la natura, erano da considerarsi principi ultimi, eterni ed assolutamente incausati : il Purusa e la Prakrti.
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I "pilastri" di questo edificio sono costituiti da elementi di una antica visione filosofica, dualistica, denominata Samkya, anteriore all'avvento del Buddha ma anch'essa atea. Per tradizione si attribuisce a Kapila l'onere di aver redatto il testo anche se, come afferma Radhakrishnan nel suo trattato "La filosofia Indiana", nessuna scuola filosofica ha origine in tutta la sua pienezza dalla mente di un solo uomo. Troviamo, infatti, tracce di questo "punto di vista" già nel Rg Veda e nelle Upanisad o perlomeno riferimento a termini che saranno poi adottati dallo stesso Kapila.
Come forse non tutti sanno, il Samkhya è uno dei "Sat Darshana" o sei punti di vista Brahmanici ortodossi, i quali nel corso della storia del pensiero filosofico indiano ebbero il compito di enunciare alcune speculazioni riguardanti la natura dell'universo in generale. Essi sono ancora oggi considerati sistemi autorevoli del pensiero indù in quanto pur essendo diversi hanno in comune le radici negli antichi testi sacri denominati Veda.
Personalmente ritengo che per comprendere i fondamenti teorici dell'Ayurveda e dello Yoga si debba passare attraverso un esame del Samkhya.
Bisogna premettere che i filosofi e gli scienziati che hanno voluto indagare alla ricerca dei principi della "Manifestazione", per ovvia costituzione limitata umana, hanno nelle loro enunciazioni costretto l'infinito molteplice in regole finite tentando così di trovare elementi fondamentali ed inscindibili costituenti il presupposto su cui poggiare con sicurezza le loro interpretazioni.
Così è anche per il Samkhya dove con ventiquattro elementi base (Tattva o principi della realtà) si procede a costituire una piramide interpretativa, tuttavia priva di vertice o "causa prima" trascendente.
Nella mia esposizione ritengo interessante iniziare l'analisi partendo dalla sommità di questo schema. Gli antichi saggi relatori di questa dottrina, decretarono che due componenti la natura, erano da considerarsi principi ultimi, eterni ed assolutamente incausati : il Purusa e la Prakrti.
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